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di Maurizio Rebuzzini

Diversamente dal nostro solito, la selezione delle immagini di Roger Corona, riunita nelle prossime pagine, non è stata dettagliatamente attribuita ai rispettivi incarichi professionali o al campo, esistente, della ricerca estetica personale.
Nel caso dell’incontro con Roger Corona pensiamo che le singole qualifiche siano sostanzialmente insignificanti rispetto un’altra valutazione sollecitata dall’insieme delle sue immagini. Che le fotografie di Corona siano riprese in assolvimento di un incarico assegnato, oppure siano composte in completa e autonoma libertà (se è poi lecito esprimerci in questi termini), ognuna e tutte insieme esprimono una fresca originalità e una concentrata personalità assolutamente rare.
In un mondo fotografico nel quale poche e superficiali esigenze commerciali hanno affievolito apprezzabili spiriti di iniziativa, il temperamento di Roger Corona si muove in direzione formalmente opposta.

Professionista da non molti anni, indirizzato dall’approccio e dall’amicizia con Giovanni Gastel -uno dei più grandi della fotografia di moda -, Roger Corona è dotato di un’immaginazione che possiamo definire assoluta.
Nello specifico ci riferiamo all’immaginazione che partecipa all’attività conoscitiva, svolgendovi il ruolo determinante che le è attribuito dal suo configurarsi come autentica facoltà visiva. Proprio per questo, nella fotografia di Roger Corona l’immaginazione completa un compito esteticamente organizzativo, agendo come una sorta di costruzione che è propria e peculiare delle immagini, o nell’insieme, della rappresentazione visiva.
Addirittura l’immagine azione è in grado di recuperare la capacità astrattiva caratteristica della fotografia, che in qualche misura è equidistante tra la percezione grezza e la sua memoria.
Secondo una lezione originale assimilata con naturalezza, le costruzioni fotografiche di Roger Corona trattengono in sé talune proprietà dell’oggetto inquadrato, diventando loro stesso modello.
Se infatti si intende per modello un meccanismo esplicativo fondato su un uso regolato e controllato dell’analogia, allora è proprio questo tipo di immagine a funzionare da modello. Potrebbe essere un modello raffigurativo e fotografico assai utile all’illustrazione redazionale e pubblicitaria.
Però intuiamo che nella realtà questo possa anche non succedere tanto spesso, perché generalmente gli inviti forti e di grande personalità, come sono nel loro insieme le immagini di Roger Corona, possono anche disorientare la consolidata tranquillità quotidiana.

La domanda è sempre la stessa.
Identificando la fotografia professionale come una fotografia utile, non necessariamente bella, ci si può chiedere quali valori qualifichino la sua sostanziale utilità.
A nostro giudizio si deve pensare soprattutto all’efficacia dell’apparenza visiva della stessa comunicazione che la fotografia è chiamata ad assolvere.
Però l’applicazione nella vita professionale non è altrettanto conseguente.
La personalità e il temperamento di Roger Corona hanno i connotati adeguati per essere declinati in tanti ambiti infrastrutturali propri della fotografia professionale.
Crediamo che con il suo indiscutibile stile fotografico, -anche involontariamente- Roger Corona proponga una sfida difficile; crediamo altresì che molte delle strutture che utilizzano la fotografia professionale debbano compiere ancora molta strada per apprezzare e comprendere i suoi risultati, per poterli utilizzare per ciò che realmente sono.
Infatti non sono mai stati chiariti molti dei punti qualificanti la fotografia professionale, equivocata in sé stessa più spesso di quanto non si possa credere.
Diversamente dalle nostre abitudini redazionali, solitamente declinate sopra le righe, la valutazione estetica sullo stile di Roger Corona, sulla sua forte personalità fotografica, si è oggi resa indispensabile alla luce delle considerazioni di fondo espresse.

A differenza delle tendenze del mercato (altrove indirizzate), la declinazione visiva di Roger Corona è attenta e consequenziale.
Piace la generosità che ha nell’esporsi e nel mettersi in scena con le sue fotografie: ritratti, figure e oggetti per la moda ripresi con piglio deciso e con la padronanza del mezzo.

Quella di Roger Corona è una fotografia autentica e vera.

In una situazione dove i progetti non hanno idee, le idee si muovono senza capacità e le capacità si sacrificano nel banale buon senso comune, Corona vive la sua professione con stile e grandezza.
Quando la discriminante passa tra essere e dire di essere, tra essere e fingere, Roger Corona è.

Presentiamo oggi una selezione delle sue immagini per il piacere che sempre abbiamo di dividere con altri le nostre emozioni.

Milano, Luglio 1991

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