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Corriere della Sera

Corona, tagli raffinati accarezzati dalla luce

di Ermanno Krumm

Non è solo una questione di DETTAGLI, come sembra dire Roger Corona, ma anche di mira.

Presentando 62 fotografie tutte sul corpo umano, con un filo conduttore comune: l’approfondimento del particolare, rivela, infatti, una forte attenzione per la composizione e l’inquadratura.
Un busto, visto con un dettaglio della mano, assume un aspetto nuovo; un ginocchio, con accanto un pugno chiuso o dei capelli che scendono sulle spalle, muove l’immagine e dà del corpo una visione mediata dalla cultura e come filtrata attraverso un’accurata regia.

Corona vive a Milano collaborando con agenzie di pubblicità e case editrici, nazionali ed estere, e ha più volte esposto le sue tavole in bianco e nero.

Nel 1992, ha presentato alla Rotonda di via Besana una personale dedicata a una comunità di recupero di tossicodipendenti e, nel 1993, ha ritratto con l’obiettivo dodici pittori milanesi cui ha chiesto di intervenire liberamente sulla stampa fotografica.
Ha in seguito rappresentato la bellezza femminile ritraendo con molta sobrietà alcune note pornostar.

Ora, con questa nuova mostra (curata da Giuliana Scimè) Corona entra nei particolari senza nascondere, nella tensione che sostiene l’occhio e la sua mira (appunto come in un particolarissimo safari fotografico) un fondo feticista.
L’immagine che immobilizza un piede sospeso al di sopra della coscia non saprebbe essere convincente senza quella punta di compiaciuta insistenza, quella voglia di penetrare fra i tendini e le unghie che carica l’immagine di un certo disagio e, nello stesso tempo, di un insistito piacere.
Il feticismo, che è forse un approdo inevitabile per molti fotografi, qui prende l’aspetto di un ritaglio raffinato, volutamente compresso, dentro il formato, ora allungato ora quadrato.
Il nero è il grande antagonista di queste figure, torsi, spalle, ombelichi, che la luce arrotonda con la sua carezza voluttuosa o violenta.

Ancora una volta il corpo è molto di più di un semplice oggetto.

Milano, Ottobre 1996

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